"I RISULTATI CONCRETI NON TARDERANNO"

di Guida Monaci S.p.A.
Intervista con Andrea Tomat, Presidente di Lotto Sport Italia S.p.A.
L'orgoglio è stato ritrovato, la voglia di reagire si tocca con mano, il dinamismo non è certo una novità, quello che manca alle imprese italiane è un solido quadro di politica industriale cui poter fare riferimento.
Andrea Tomat, presidente di Lotto, ne è convinto anche se il problema va letto in una dimensione più ampia.
Quali sono i mali oscuri di cui sembra continuino a soffrire le nostre aziende?
Sicuramente c'è un ritardo nell'aver agganciato alcuni grandi driver oggi dell'espansione economica a livello mondiale, Cina ed India in primis. Mentre gran parte delle economie europee cresce noi ci muoviamo appena. Il problema è di singoli settori industriali che hanno più spazio di altri, settori che magari abbiamo un po' trascurato, penso all'impiantistica, alla grande meccanica. Noi probabilmente saremo toccati dall'onda lunga di questo sviluppo perché paghiamo un ritardo di sistema ma di certo recupereremo. Vedo da almeno un anno a questa parte una forte reattività delle nostre imprese, un atteggiamento molto pragmatico, vedo gli aerei diretti in Asia con una percentuale mai vista di manager italiani.
Abbiamo commesso un errore strategico?
Più che altro non abbiamo una politica industriale. Non l'abbiamo da almeno una quindicina di anni, un periodo lunghissimo in cui abbiamo fatto solo una battaglia di retroguardia, abbiamo cercato sul passato per entrare in Europa, per rivedere alcune questioni nodali mai risolte. Tutte le nostre risorse, anche di dibattito, sono state indirizzate a sanare il passato piuttosto che a guardare il futuro. Credo che invece lo Stato debba proiettare molto in avanti gli obiettivi perché il privato possa trovare un quadro di riferimento entro il quale muoversi con sufficiente certezza. Spesso le imprese sono state accusate di non avere piani di ampio respiro ma come potevano farli, all'interno di quali ambiti di riferimento? E questo incide in maniera pesante anche sulla perdita di appeal del nostro Paese per gli investitori stranieri. Se voglio investire in un Paese africano so bene quali rischi corro, se voglio farlo in Italia mi trovo davanti all'imponderabilità di un scenario che non riesco mai ad interpretare ed a prevedere.
La dimensione delle aziende, la scarsa capitalizzazione, il modesto investimento in ricerca. Sono rimasti un problema o qualcosa è cambiato?
Questi elementi possono essere parametri di guida ma non sono tout court una determinante di successo o insuccesso. È chiaro che la dimensione consente di fare più cose, ma abbiamo sperimentato che sostituendo alla dimensione singola la rete possiamo comunque raggiungere gli stessi risultati. Oggi c'è una tale disponibilità di servizi da permettere di superare ogni gap. La nostra forza sta nel saper trovare dei succedanei ai percorsi teoricamente virtuosi. Il successo delle multinazionali tascabili nasce qui. Abbiamo costruito un modello alternativo e dobbiamo rafforzarlo senza scimmiottare altri, arricchire questo concetto del piccolo-grande con la dimensione di rete, con i traino della media impresa. Inutile pensare di dedicarci alla grande ricerca, il nostro mercato è quello delle applicazioni più che delle invenzioni, qui possiamo esprimere al meglio la nostra creatività ed ecletticità.
Come costruire o consolidare queste reti che sembrano essere il nostro più importante elemento competitivo?
Muovendoci in squadra e i risultati concreti non tarderanno a venire.

 
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